CAPRICCIO ARABO di Francisco Tarrega (67° Live Streaming) - 20/09/2020

Leggendo la biografia su Francisco Tarrega, scritta da Emilio Pujol (1886 - 1980), uno dei suoi allievi prediletti, ho compreso meglio l'importanza storica, l'enorme spinta che Tarrega ha dato alla chitarra classica (che in quel momento stava vivendo il più lungo e profondo periodo di decadenza, soppiantata dal pianoforte verticale), nonché la personalità e, di conseguenza, anche le sue opere. 

Barba lunga, occhiali, ragazzo ribelle, scappato più volte di casa, viveva in povertà, racimolando qualche soldo suonando per strada o in locali notturni. Se l'è sempre scampata: il padre lo ritrovava sempre e, quasi trascinato per le orecchie, lo riportava a casa, sano e salvo. 

Proveniente da una famiglia povera, sofferente di una miopia incurabile, capì da subito che la chitarra sarebbe stato il mezzo con cui riscattarsi, vivere e prendersi cura della sua famiglia (moglie e 4 figli), ma non avrebbe mai immaginato che, alla fine, avrebbe riscattato la chitarra classica, donandole nuovi mezzi espressivi, ampliandone il repertorio e facendola conoscere a una ristretta cerchia di persone, però importanti: Isaac Albéniz, suo amico, con cui condivise anche il palco (Albéniz avrebbe esclamato, ascoltando Tarrega suonare alcuni brani trascritti "Questo intendevo quando ho scritto per pianoforte!"), Pietro Mascagni (presente a Barcellona con la sua Cavalleria Rusticana, volle conoscere e ascoltare Tarrega in un incontro privato), Camille Saint-Saens, ma anche Pablo Casals (con cui fece musica da camera diverse volte, suonando il pianoforte). 

Nel 1881, a Parigi, ebbe occasione di suonare al Teatro Odeon. Nel pubblico sedeva il vecchio Victor Hugo, il quale, impressionato dall'arte del 29enne Tarrega, gli scrisse una lunga lettera. 

Inoltre, viaggiò due volte in Italia, restando a bocca aperta davanti alle bellezze del nostro paese!

Tarrega aveva un sogno: scrivere un metodo per chitarra.

Morì prima di poter iniziare. Ma lo ha fatto Emilio Pujol per lui, con la stesura della sua "Escuela Razonada de la Guitarra" in ben 4 volumi.

Francisco Tarrega è il fondatore della Scuola Chitarristica Spagnola, basata sui principi di Fernando Sor e Dionisio Aguado, a cui egli si rifece, poi ampliati e diffusi attraverso i suoi allievi diretti (Miguel Llobet, Emilio Pujol, Pascual Roch, Daniel Fortea) e indiretti (Andrés Segovia, in primis).

CAPRICHO ARABE è una delle composizioni che Emilio Pujol suona al Maestro, la prima volta che si presentò a casa sua, "fra le opere cadute nelle mie mani peccatrici" confessa il giovane Pujol. Aprile 1902.

La risposta di Tarrega fu precisa: "Bene, adesso niente di tutto questo.Inziamo a dimenticare e collochiamo bene le mani. La prima cosa che devi curare è il suono".

Una storia curiosa accadde a Tarrega pochi giorni dopo essere nato.

Era capitato che la badante che lo accudiva avesse maniere e modi bruschi e fosse di carattere irritabile. Un giorno il piccolo Francisco non la smetteva di piangere. La baby-sitter infuriata, presa da un impulso brutale, lo gettò nel fiume. Un vicino di casa, che aveva visto la scena, corse a salvare la creatura, la quale, per poco, non affogò.

Per la gioia e fortuna di tutti: del bambino, della chitarra e della musica.

 

"La difficoltà nella chitarra comincia col volerla suonare bene. C’è chi fa e chi dà l’impressione di fare. Un’interpretazione personale capricciosa nasconde, spesso, un’imperfezione, il che, a rigore, non smette di essere una menzogna."

 

“Solo l’arte è immortale. però i suoi mezzi di espressione cambiano e si trasformano.” 

Senza Tarrega la chitarra classica non avrebbe avuto alcun futuro. Infatti “Solo colui che otterrà la supervisione profetica del futuro potrà sorpassare le frontiere del suo tempo, anticipandosi all’avvento di una nuova alba.

Oggi la chitarra avrebbe bisogno proprio di un nuovo Francisco Tarrega.

 

Flavio Sala.

17 Settembre 2020.

 

Di questo e altro parleremo Domenica 20 Settembre, alle ore 17, durante il 67° YouTube Live Streaming. Parlerò di Francisco Tarrega. Spiegherò e suonerò il suo CAPRICCIO ARABO.

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