FLAVIO SALA

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Chitarristi Classici: è ora di abbracciare la storia del nostro strumento!

01-08-2022 06:27 PM

Flavio Sala

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La Chitarra Classica non ha bisogno di nulla, eccetto che di smettere di rinnegare il passato.

Mentre ascoltavo con molta attenzione la video-intervista che Pituquete ha fatto ad Antonio Rey, riflettevo su alcune cose e la principale è la seguente:

 

I flamenchisti, e mi riferisco soprattutto ai chitarristi, hanno accettato la storia del proprio strumento e, con limiti e virtù, ne sono orgogliosi.

Perché faccio questa affermazione?

 

Perché non accade la stessa cosa nel mondo della chitarra classica, dove ognuno crede di provenire da non so quale Scuola Chitarristica. 

 

La Chitarra Classica non ha bisogno di nulla, eccetto che di smettere di rinnegare il passato.

 

Quale passato?

 

Prendi nota delle seguenti 3 date:

 

1829

1839

1849

 

Tre date fondamentali.

 

Perchè? 

 

Perchè nel 1829 morì il grande virtuoso della chitarra classica, probabilmente il più grande: MAURO GIULIANI. Nato in Puglia, a Bisceglie, nel 1782, si avvicinò alla musica nella sua Regione. Presto si mise in viaggio e, dopo una sosta nella città di Trieste, durata quasi un anno e in cui suonò anche nel Teatro (oggi Teatro Verdi) da poco inaugurato, si trasferì a Vienna. Pensate un po': un tipo che, con la sua chitarrina da quattro soldi, si sposta nella patria di Mozart, Haydn, Schubert e Beethoven. Non solo. Compone per la prima volta un Concerto per Chitarra e Orchestra (OP. 30 in LA Maggiore) e lo esegue in prima assoluta alla presenza dello stesso Beethoven. Inoltre, suona il violoncello nella prima assoluta della Settima Sinfonia del grande musicista, entrando a stretto contatto con il gota della musica di quei tempi. Rientrato in Italia, pieno di debiti, va a vivere a Napoli. Proprio nella città partenopea compone le sue bellissime Sei Rossiniane. Muore completamente dimenticato e in una fossa comune, come Mozart. Ha 47 anni. 

 

Nel 1839 morì un altro grande chitarrista compositore: FERNANDO SOR. Barcellonese, Sor studio musica nel convento di Montserrat, dove fa parte del coro e ascolta molta musica per organo. Ambiva a sfondare nell'Opera e nel Balletto, ma fallisce in entrambi, prima a Parigi, poi a Londra. Così, abbraccia la chitarra che diventa il suo principale ripiego. Sì, Sor non aveva mai sognato di diventare uno dei più grandi chitarristi della sua epoca. Molta della musica per chitarra, l'ha scritta in tarda età. Dopo aver perso la moglie e la figlia, Sor si chiude in sé stesso e morirà in solitudine. 

 

Nel 1849, infine, morì il terzo chitarrista più importante dell'800: DIONISIO AGUADO. Di lui si sa molto poco. Non si sposò mai e visse una vita quasi monacale. Nonostante fosse di Madrid, strinse una bellissima amicizia con Fernando Sor. I due arrivarono anche ad esibirsi in duo a Parigi, in onore di Gioacchino Rossini. In segno di amiciia, Aguado riscrisse il Gran Solo dell'amico Sor, dedicandolo al suo miglior allievo Agustin Campo, il quale ereditò anche la sua chitarra. 

 

Mauro Giuliani non fece scuola a nessuno, eccetto a sua figlia Emilia.

 

Fernando Sor, pur avendo scritto un metodo per chitarra e annoverando tra i suoi discepoli Napoleon Coste, il quale si prese la briga di riordinare molti lavori del suo maestro, non ha lasciato una scuola che è giunta fino a noi. 

 

Non possiamo dire la stessa cosa di Dionisio Aguado, il quale, proprio prima di morire, diede alle stampe la nuova edizione del suo fortunatissimo Metodo per Chitarra, l'unico, tra migliaia dell'epoca dedicati ai dilettanti, indirizzato ai chitarristi professionisti. 

 

Il Metodo di Aguado è talmente fatto bene e innovativo che è usato anche da quei pochi chitarristi flamenco in attività nella stessa epoca. 

 

C'è qualcuno che, quasi trent'anni dopo la morte di Aguado, ripartirà da questo libro per rifondare la tecnica chitarristica, dando vita alla Scuola Chitarristica Spagnola, l'unica giunta sino ai tempi nostri: Francisco Tarrega.

 

Vediamo come.

 

Francisco Tarrega nacque nel 1852 in Catalogna. All'età di dieci anni era già considerato una promessa della chitarra. Al 1892 risale il suo unico incontro con il più importante chitarrista classico-flamenco dell'epoca: Julian Arcas (1832 - 1882), il quale si offrì di impartirgli lezioni, cosa che non avvenne mai. Inoltre, alcune sue composizioni si rifacevano al folclore spagnolo e alcuni chitarristi flamenco, suoi contemporanei, carenti di repertorio solistico, suonavano brani di Julian Arcas, facendolo diventare la figura che fa da spartiacque tra la chitarra classica e la chitarra flamenca. Arcas, attento anche al mondo della chitarra flamenca, aveva notato che questi, per farsi udire meglio, appoggiavano il pollice nelle parti più melodiche. Allora, perchè non appoggiare anche le altre dita? Pare che Arcas fu colui che portò il "tocco appoggiato" alla tecnica classica e, grazie a lui, Tarrega lo sviluppò.

 

Francisco Tarrega, oltre ad aver suonato in Spagna, diede sporadici concerti anche in Francia (dove suonò alla presenza di un vecchio Alexandre Dumas, il quale gli scrisse una lettera al termine del concerto) e in Italia. Che io sappia, non ha mai suonato nelle Americhe né in Asia. Difatti, è fuori dubbio che il suo apporto più importante avvenne nella didattica. 

 

In che cosa consiste tale apporto?

 

1) Con Tarrega sparisce definitivamente l'uso del mignolo appoggiato sul piano armonico della chitarra: tale uso ostacola la fluidità delle dita pollice, indice e medio e irrimediabilmente l'uso dell'anulare che, con Tarrega, acquisisce la stessa importanza delle altre dita.

 

2) Anche se il mignolo si stacca dalla tavola armonica, Tarrega conserva il "contatto" con lo strumento, affidandolo al pollice: questo dito non si stacca mai dalle corde, cosa che faranno anche tutti i chitarristi flamenco di qualsiasi estrazione ed epoca post-Tarrega. 

 

3) Scrive numerosi esercizi per lo sviluppo delle abilità del dito anulare, tra questi il suo "Recuerdos de la Alhambra", una composizione nata come Studio sul tremolo e che diventerà uno dei brani più conosciuti e suonati dell'intero repertorio chitarristico di tutte le epoche.

 

4) Intensificazione dell'uso del "tocco appoggiato".

 

5) Posizione della mano destra: Julio Sagreras, nella prefazione alla sua "Tecnica Superior de Guitarra: de acuerdo con la moderna escuela del Maestro Tarrega" dice che "le dita indice, medio e anulare [...] formano con detto movimento e le corde un angolo retto il più perfetto possibile". Quindi, è fondamentale che la mano destra cada verso il basso nella maniera più naturale possibile.

 

Che cosa deve avere una Scuola per essere considerata tale?

 

Secondo me, deve possedere 3 principali caratteristiche:

 

1) Risultati oggettivi

 

2) Divulgazione mondiale

 

3) Accettazione nel tempo

 

Che la Chitarra Classica abbia fatto un notevole salto di qualità sotto tutti i punti di vista (tecnico soprattutto) grazie a Francisco Tarrega è fuori da ogni discussione. 

 

Riporto ancora le parole di Julio Sagreras: 

 

"E' indubbio che la chitarra classica ha dato in questi ultimi anni un grande passo in avanti, perfezionando la sua scuola e nella sua letteratura, e giusto è riconoscere che tutto questo si deve al grande maestro Tarrega, i cui modi speciali nello strumento, trasmessi poi ai suoi alunni, hanno dato forma a quella che nell'attualità si chiama Scuola di Tarrega. Detta scuola ci è stata rivelata a noi argentini da eminenti chitarristi che sono venuti nel nostro paese [...] tra cui Domingo Prat, Miguel Llobet, Josefina Robledo, Emilio Pujol, Andrés Segovia e Sainz de la Maza (Regino), nominati nell'ordine cronologico con cui ci visitarono."

 

Proprio grazie e attraverso i discepoli diretti di Francisco Tarrega, la Scuola Chitarristica Spagnola è stata rivelata e divulgata dapprima in Sud America, per la presenza della stessa lingua.

 

Tra i discepoli di Tarrega, cito nuovamente: Miguel Llobet (1878 - 1938) ed Emilio Pujol (1886 - 1980). Tra i due, il secondo ebbe un ruolo decisivo nella divulgazione della Scuola di Tarrega.

 

Miguel Llobet fu un grande chitarrista. Diede concerti in Europa, Sud e Nor America. Aveva delle grandi capacità artistiche che si svilupparono anche nel disegno. Vivendo a Parigi, strinse amicizia con Claude Debussy e Maurice Ravel. Conobbe inoltre anche Isaac Albéniz e Enrique Granados, di cui trascrisse molte opere. Tuttavia, Miguel Llobet fu un personaggio molto pigro. Morì depresso durante la Guerra Civile Spagnola e cadde quasi nel dimenticatoio. Anche se amava dire di essere stato allievo e maestro di sé stesso, in realtà Andrés Segovia imparò tutto sulla Scuola di Tarrega grazie a Miguel Llobet

 

E' lo stesso Segovia che ci narra dei suoi esordi nella sua Autobiografia degli anni 1893-1920. In tale affascinante racconto, il giovane Segovia, una volta capita la strada che avrebbe voluto percorrere, quella del chitarrista concertista, si mise alla ricerca di tutti gli allievi di Tarrega. Il Maestro era già morto, per cui Segovia dovette accontentarsi di una seconda mano. Segovia ci dice che non tutti furono contenti e generosi (e fa nome e cognome), ma uno gli spalancò le porte di casa sua: Miguel Llobet, il quale gli mostrò le sue trascrizioni, suonandogliele lentamente perché Segovia potesse registrarle nella memoria per suonarle a sua volta. 

 

Purtroppo Llobet morì nel 1938 e per Segovia fu facile dire "Fui allievo e maestro di me stesso". Tuttavia, Segovia nutrì una profonda e sincera ammirazione mentre Llobet fu in vita. 

 

Francisco Tarrega aveva un sogno: scrivere un Metodo per Chitarra o, comunque, mettere per iscritto tutto quello che aveva inventato. Questo non si realizzò mai, perchè Tarrega morì.

 

Al suo posto ci ha pensato Emilio Pujol, il quale studiò con Tarrega dal 1902 al 1907. 

 

Spesso le lezioni con Tarrega duravano tutto il giorno e, a volte, si manifestavano nel guardare il maestro studiare per ore intere. 

 

Un altro discepolo di Tarrega che strinse una forte amicizia con Segovia fu Emilio Pujol, la più importante figura nella storia della chitarra classica: il legame tra Francisco Tarrega e la Scuola Chitarristica Spagnola, giunta fino a noi grazie alla sua mastodontica "Escuela Razonada de la Guitarra, basada en los principios de la escuela de Tarrega" un metodo in quattro volumi.

 

Ma di questo e di Emilio Pujol, ne scriverò nel prossimo blog post.

 

Intanto, che ne pensi di questo articolo?

 

Lascia un commento in basso.

 

 

Grazie e a presto,

Flavio Sala.

 

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